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    Collana “La forma del ricordo”

    È  possibile dare forma al ricordo?
    Alcuni dei miei romanzi si collocano all’interno di questo percorso di ricerca che diventa performante dei ricordi assumendo carattere evocativo.
    Scriveva Gabriel García Márquez: «La vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla». Non sprecare il ricordo significa non sprecare la vita. Isabel Allende sostiene che non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo. Ed è proprio quest’ultimo pensiero che ha permeato i temi del mio raccontare e del mio ricordare per immagini.
    Cos’altro ci resta oltre al ricordo che possa essere così forte da permetterci di affrontare serenamente le lunghe notti dell’esistenza? Le notti che ci conciliano con la vita. Le notti dei progetti e dei grandi propositi. Una foto in bianco e nero a volte riesce a darci più tepore del primo sole di marzo, quel sole che spunta tra i vetri e ci accarezza dopo i nostri innumerevoli inverni. Le parole perdute riaffiorano mentre lavoriamo, mangiamo, facciamo sport, leggiamo… ecco, soprattutto mentre leggiamo. O quando guardiamo un film e allora le immagini sullo schermo scorrono parallele a quelle della nostra vita, intrecciandosi e mescolandosi in un tutt’uno, correndo nei rivoli nascosti della nostra memoria per affacciarsi spasmodicamente oltre il nostro sguardo.
    Questi miei romanzi sono proprio la dimostrazione che può esistere questa avventura.
    Un’avventura che inizia in bianco e nero e che ricordandola diventa a colori.


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